San
Sebastiano

Protector Palatioli

San Sebastiano a Palazzolo Acreide - rassegna stampa

Archivio Stampa

IL GIORNALE
domenica 22 aprile 2007

Dovete immaginare un cielo così blu da sembrare il fondo di una piscina piastrellata, una piazza che sale leggermente verso una grande scalinata e, in cima alla scalinata, una delle facciate più belle di Sicilia, equilibrio impressionante tra fasto e teatralità da un lato e sobrietà e misura dall’altro. Se lo sguardo corre alla chiesa è perché la stessa conca della piazza guarda lassù. Anche a essere da soli, è inevitabile che quella e solo quella sia la direzione dello sguardo. Sono, dunque, le tredici in punto. Il termometro dell’automobile segnava trentasette gradi, ma adesso devono essere di più. Con l’aprirsi della porta della chiesa è come se si aprisse una gran bocca, tanto è insistente il rosso dei drappi all’interno. Dalla bocca prima esce, sostando giusto sul labbro dell’orifizio, la reliquia del santo, trasportata in una pesantissima teca che richiede lo sforzo di diversi portatori; poi, ancora più pesante, ecco apparire, tra le grida di giubilo - o forse sarebbe meglio dire di trionfo - dei ragazzini (tutti rigorosamente di sesso maschile), la statua del Santo trafitto, dalle cui ferite esce un sangue di smalto. Eccola: è la «sciuta», l’uscita, è il momento atteso da tutti. La tensione nervosa è tale da contagiare anche noi, che ce ne stiamo - quali turisti «culturali», quali turisti e basta - nel parterre di questo teatro. Una signora milanese con due figlie adolescenti, che finora ha parlato solo della qualità della pasticceria di Palazzolo Acreide («da Corsino, da Corsino, credetemi, è la numero uno»), all’urlo dei ragazzini scoppia a piangere, imitata immediatamente dalle figlie vestite da sciantosette, come si dice oggi per dire puttanelle. Vedo altri occhi lucidi, occhi di turisti, occhi di gente di passaggio. Ma guai ad abbassare le fotocamere, guai a riporre i telefonini, perché con la «sciuta», nello spazio che intercorre tra il grido dei ragazzi lassù e le lacrime delle donne quaggiù - uno, due secondi -, l’intera facciata della chiesa, che era stata farcita di candelotti, esplode. Milioni di strisce di carta multicolori, della lunghezza di un paio di metri e della larghezza di cinque, sei centimetri, vengono proiettate nell’aria. La loro quantità nasconde persino il sole e il cielo, tanto che in men che non si dica tutti noi ci ritroviamo coperti di strisce, che il vento sparge su tutta la città. E i fili elettrici, da un istante all’altro, si sono trasformati in campionari di strisce pendenti, rosse e verdi e gialle e celesti. Intanto, hanno cominciato a esplodere anche i fuochi d’artificio, che sono la cosa più notturna del mondo e qui si sprecano al cospetto del cielo più chiaro. A questa visione spaesante mi prende un’inquietudine che ben conosco: è quella specie di ira, o di dispetto, che sempre in me precede un vero atto di conoscenza. Devo capire, non gliela darò vinta tanto facilmente. Il mio amico Ric mi mostra una striscia di carta e mi fa notare che sull’estremità, incollato, c’è un chiodo. Ne raccatto un’altra da terra, e c’è un chiodo anche lì. Per fortuna a pochi passi c’è l’avvocato, lo storico locale, lui ci spiegherà. E infatti ci spiega. Per giorni e giorni, dice, i ragazzini delle scuole elementari di Palazzolo sono stati impegnati a fissare questi chiodi alle strisce per rendere lineare la parabola del loro volo. «In orario di scuola?» domando. «Eh... » risponde. Poi, dopo una pausa, ammirato dai fuochi che sembrano non smettere mai, luce dentro luce, lui, che vede queste cose da mezzo secolo sospettando qualcosa si rivolge di nuovo a me. «Zang tumb-tumb. Le pare?». «Che c’entra Marinetti?». «Non mi dica che non le viene in mente Marinetti. Tutta quella novità che si agitava in aria... ih ih ih... non era che un condensato di antichissima Italia. Lei è intellettuale vero? Mi permetta: c’è più mondo contadino in Marinetti che in Pasolini». Evviva l’avvocato. Che non tira in ballo l’etnografia, i riti, Lévi-Strauss. Non gl’interessa, a lui, il rito del pane, lui il pane se lo magna, e me ne offre uno intero perché la moglie l’ha messo a stecchetto. Ha settantacinque anni, è alto un metro e sessantanove e pesa centoventicinque chili. Ed è bellissimo. Poi la processione ha inizio sotto gli archi mobili - di legno - che hanno trasformato una delle vie del paese in una sorta di via trionfale, e qui perlopiù si dividono i turisti dai locali, che seguono le sacre immagini, mentre il turista si accontenta di riporre il telefonino o di riguardarsi le immagini nel display della fotocamera, mentre la moglie è a caccia di bottigliette d’acqua. La processione durerà tutta notte, e Ric è intenzionato a rimanere fino al momento in cui la statua di san Sebastiano rientrerà, all’alba, in chiesa - cerimonia della della «velata», cui assistono, anche qui, solo uomini, spesso in lacrime - per restarci un altro anno. Decidiamo di seguire un po’ la processione e un po’ di andarcene a visitare questo paese strepitoso (come tanti altri: da Noto a Modica, da Ibla a Scicli, a Piazza Armerina... ), nella certezza che incroceremo più e più volte l’immagine di san Sebastiano. In questa festa, su dieci cose, otto devono essere illegali o giù di lì. E anche le due che restano, quelle più strettamente religiose, non trovano sempre il consenso dei preti. Mi dicono, per esempio, che in certe altre città il vescovo ha proibito una parte di questi riti dicendo che si tratta di cose pagane. Il popolo, a quanto sembra, si è rivoltato, ma non c’è stato niente da fare. L’ortodossia ha fatto passi da gigante, altro che controriforma (da cui, se mai, questo fasto ebbe i natali). Cose pagane. E allora? Dove sta il problema? Quando mai il cristianesimo ha avuto paura del paganesimo? Il paganesimo è una cosa importante, Dante Alighieri invoca la Musa, invoca il «buon Appollo», ed è difficile camminare per Siracusa e dintorni senza percepire la presenza attuale di questi dèi (e l’Etna è sempre lì...). Guardo la statua di san Sebastiano e all’improvviso un fiammifero si accende nella mia testa piena di teorie. Quel sangue sontuoso che sgorga dalle sue ferite, quel sangue che mette sete, che mette voglia di leccare, che promette un gusto senza pari, quel sangue che è sangue di morte ma insieme di vita e di abbondanza, e che è sangue del sangue di Cristo: quello è il segno del dolore e, insieme, del vero benessere. L’antico rito dell’abbondanza, rito senza dubbio pagano, è diventato cristiano non per un principio di occupazione di spazi, ma perché il cristianesimo, lungi dal cancellare la religiosità pagana, la abbraccia e la fa sua. Perché l’abbondanza di pane è una benedizione di cui l’anima dell’uomo semplice è grata a Dio, e Dio ha donato il suo sangue, e con lui i santi e i martiri: sangue che è vino, miele, sangue vivificatore. E i fuochi d’artificio in piena luce sono la geniale metafora di tutto questo: luce che si aggiunge a luce, grazia che si aggiunge a grazia, abbondanza sopra abbondanza, verità su verità. È lo stesso genius che ha creato queste meravigliose chiese. Il cristianesimo non si pone mai in alternativa al cuore umano. I preti (compresi i «preti» laici, che sono tantissimi), molto spesso sì. È sera, io ho troppo caldo e vado a dormire. Ric, invece, vuole resistere fino alla «velata». Ric è uno degli uomini più moderni e spregiudicati (nel senso positivo della parola) che io conosca, è un famoso giornalista, un intellettuale, da giovane ha studiato molto le feste e i riti popolari, e ora che si occupa di tutt’altro mantiene per queste cose una grande passione. Lo ritrovo alle nove, al bar. Capisco, guardandolo, che deve ancora andare a dormire. Ha gli occhi rossi, gli chiedo se è per la stanchezza, lui risponde con franchezza: no, è perché ho pianto. È stato in chiesa, ha visto la statua rientrare, circondata da ragazzi e uomini adulti, madidi di sudore, col cellulare spento nel taschino e il gel nei capelli, ha visto questi uomini invocare il santo e la Madonna con grida e pianti, non ha capito una parola ma ha capito l’urlo di quei cuori, e non ha potuto trattenersi dal piangere a sua volta. Gli antichi e i padri della Chiesa si chiedevano: che cos’è l’uomo? Noi, come ho già detto, sembriamo disinteressati a questo problema. «Bisogna correre, andare!» sbeffeggiava Gadda. Ma così facendo lasciamo sprofondare il mondo sotto i nostri piedi, proprio come i ghiacciai che si sciolgono e sprofondano nel mare e non esistono più.

Il Giornale di Sicilia 9 agosto 2006
La Sicilia 10 agosto 2006
Corriere degli Iblei agosto 2006

Solenne cerimonia per l'apertura al culto della Basilica di San Sebastiano Martire...,
...festeggiamenti del 2006 basati sulla tradizione e tante novità...

L'Osservatore Romano
venerdì 5 agosto 2005
Titolo articolo: La città invoca il martire protettore e modello
Sosteneva la fede dei cristiani condannati e chiedeva la conversione dei persecutoria prezzo del suo sangue.

Il Messaggero- 9 agosto 2005
Titolo articolo: 10 Agosto: la notte delle "stelle cadenti".
Lacrime di Santo tra scienza e leggenda....In questa graziosa cittadina siciliana dal barocco sfavillante, ma dalle nobili origini greche (oggi è "Patrimonio dell' Unesco"),al posto del martire Lorenzo si festeggia San Sebastiano, rinomato per le sue virtù taumaturgiche...
La Sicilia - 10 agosto 2005


10 agosto 2009 Appunti di viaggio.
Elisabetta Bordieri,figlia di Attilio racconta le tre giornate trascorse in agosto insieme al padre a Palazzolo L'antica colonia greca, scrigno di tesori e uno snodo di civiltà L'Antica colonia greca, scrigno di tesori e uno snodo di civiltà
"Palazzolo Acreide (Palazzolu in siciliano) è un comune di 9.086 abitanti della provincia di Siracusa in Sicilia" così recita wikipedia, la grande ed indiscussa enciclopedia del web. Eppure quando arrivi a Palazzolo, hai solo l'impressione di essere arrivato. Appunto. Arrivato e basta. Non stai lì a chiederti quanti abitanti possa avere, quanti monumenti ci saranno da visitare, quali ristoranti da valutare e scegliere. Ti senti solo avvolto da un calore tangibile, da un'energia palpabile. Questo, esattamente questo, ho avvertito la mattina dell'8 agosto scorso, appena messo piede in questo paese che comunque mi appartiene. Mio padre infatti nasce qui più di ottant'anni fa e, nonostante ormai non ci viva più da tantissimo tempo, mi ha sempre parlato di Palazzolo con un tale trasporto e con un tale amore, tanto da poterlo considerare il "mio" paese. Tre giorni, solo tre giorni sono rimasta a Palazzolo, tre giorni da turista, cercando di immedesimarmi in quei siracusani che fondarono Akrai. Solo la visita al Teatro Greco, passaggio certamente obbligato, vale la pena per godere dell'ecccezionale paesaggio naturale sui monti iblei e per perdere la vista all'orizzonte verso l'Etna. E poi le chiese. Ma quante chiese ci sono a Palazzolo? Tante! Alcune visitabili, altre no, purtroppo, ma comunque tutte imponenti e incredibilmente scenografiche. Il barocco la fa da padrone a Palazzolo e ne puoi sentire il profumo antico, i suoni delicati, la sua aria superba che sa di buono. Si insomma tre giorni intensi per essere travolta l'ultimo, dalla festa di San Sebastiano. Beh non posso negare che San Sebastiano è nel mio cuore perchè papà è "sammastianisi" e conosco bene •Ia rivalità che c'è con San Paolo e, come dice il grande scrittore e giornalista Giuseppe Fava " ... bisogna dire che ogni cosa che si facesse in questo paese, doveva essere fatta due volte e spesso l'una contro l'altra come se ci fossero due anime ... ". Sta di fatto che alle ore 13 del 10agosto la "sciuta" del santo è di una suggestione, di una spettacolarità, di un folklore tali che ti senti improvvisamente, da comune spettatore che eri, ad essere parte integrante di una cornice magica e straordinaria. Ogni cosa si tinge di striscette multicolori e gli "nsareddi" catturano non solo le tue braccia ma anche la tua mente. Insomma Palazzolo è così. .. uno scrigno di tesori, uno snodo di civiltà, un'amalgama di paesaggi. Ogni angolo di questa città ha qualcosa da raccontare, qualcosa da svelare, qualcosa ancora da vivere. E scoprire Palazzolo, così piano, dolcemente, permette di dare ali a voli pieni di sogni e fantasia. Elisabetta Bordieri

La Dolce Vita - luglio 2004
Titolo articolo: Barocco in festa a Palazzolo Acreide, la Festa di San Sebastiano

Visto (settimanale) - 12 settembre 2003
Titolo articolo: San Sebastiano m'ha salvato gli ho detto grazie col sudore. Dall'Afghanistan all'Iraq, indenne: e Brian ha "restituito il favore" portandolo in processione. La commovente storia di un "marine" italoamericano venuto in sicilia per sciogliere un voto dopo sei mesi in guerra per gli USA. Grazia Guillèn Grimaldi è nata in Venezuela e cresciuta negli Stati Uniti. Ma è sposata con un siciliano e, nel momento in cui ha temuto che la tragedia potesse toccare la sua famiglia, come in passato, ha deciso di affidare la vita del suo adorato nipote, Brian, a un Santo che i compatrioti di suo marito Giuseppe hanno sempre considerato miracoloso: S.Sebastiano, il Protettore di Palazzolo Acreide...

Giornale di Sicilia - 11 agosto 2003
Titolo articolo: Per Grazia Ricevuta: dal plotone dei marines alla processione. E il marines sopravvissuto a due guerre tornò in Sicilia per sciogliere un voto. L'italo -americano Brian Benito Jr Grimaldi ha portato in spalla la statua di San Sebastiano. "Lo dovevo alla nonna che mi aveva affidato a lui"....

La Sicilia - 12 agosto 2003
Titolo articolo: San Sebastiano e il voto di un caporale dei Marines. "E ciamamulu ca è Santu miraculusu..." avrà ricordato questa antica invocazione, Grazia Gullien, venezuelana di nascita, americana di adozione, quando ha deciso di affidare alla protezione di San Sebastiano il nipote

Il Gazzettino Fotografico - luglio 2003
Titolo articolo: Barocco in festa, Palazzolo Acreide festeggia San Sebastiano

Viaggiare - luglio 2003
Devozione in Sicilia: la Festa di San Sebastiano a Palazzolo Acreide.

Il Fotografo - luglio1999agosto 2002
Titolo articolo: Immagini di una festa popolare: San Sebastiano a Palazzolo

Il Messaggero - 27 luglio 2003
Titolo articolo: Bimbi nudi e avvolti tra le banconote per grazia ricevuta, San Sebastiano a Palazzolo Acreide

Isole & Isole - agosto 2001
Il Culto e la Festa che Palazzolo dedica al suo Santo Protettore.


Corriere degli Iblei - agosto 2000
Titolo articolo: L'Alloro: simbolo della gloria e del trionfo.

Giornale di Sicilia - 13 agosto 2000
Titolo articolo: San Sebastiano a Palazzolo,notte di devozione con diecimila fedeli.

Giornale di Sicilia - 6 agosto 2000
Titolo articolo: Palazzolo Acreide, attese 21 Reliquie di San Sebastiano Martire.

Sicilia Eventi - luglio 2000
Titolo articolo: San Sebastiano "lu veru Patruni" San Sebastiano a Palazzolo A.


La Sicilia Ricercata - settembre 2000
Titolo articolo: Festa barocca: la "guerra dei santi" a Palazzolo.

La Sicilia - 9 agosto 2000
Titolo articolo: San Sebastiano quasi un Patrono. Palazzolo festeggia domani il Santo cui è legato quanto lo è a S.Paolo.

Sikania agosto1999 Titolo articolo: Palazzolo festeggia San Sebastiano
I Siracusani - Agosto 1998
Titolo articolo: Devozione e folclore a Palazzolo LA FESTA DI SAN SEBASTIANO

La Repubblica - 9 agosto 1999
Titolo articolo: Si scopre l'agonismo devoto San Sebastiano,tutti in strada

approfondisci la Rassegna stampa

Localizzazione

Basilica:

Piazza del Popolo, 96010 Palazzolo Acreide SR, Italia

Mappa: Vedi

E-mail: info@sansebastiano.org

Info

Comitato Festeggiamenti Basilica Parrocchiale San Sebastiano

Piazza del Popolo – 96010 Palazzolo Acreide (Siracusa)

Tel. 0931-882045 – Fax 0931-883886

E-mail: info@sansebastiano.org

Orari Basilica

  • Lunedì

  • Martedì

  • Mercoledì

  • Giovedì

  • Venerdì

  • Sabato

  • Domenica

Festeggiamenti

Festeggiamenti 08/17 agosto
vedi programma

Festeggiamenti 20/27 gennaio
vedi programma

Tel. 0931-882045 – Fax 0931-883886

E-mail: info@sansebastiano.org