
Il martirio di San Sebastiano, opera del pittore Palazzolese Tanasi Paolo,
custodita nella Chiesa di san Bartolomeo a
Giarratana.
L'opera del pittore Paolo Tanasi di Palazzolo
eseguita nel 1802 a spese di Bartolo Michele Distefano raffigurante il
martirio di san Sebastiano e custodito nella Chiesa di san Bartolomeo a
Giarratana.
L'opera fu eseguita dopo 3 anni dalla realizzazione della "Conversione di
Paolo" di Marcello Vieri che si trova posta nella navata opposta . Le due
opere furono realizzate con molta probabilità per la presenza a Giarratana
di di don Domenico Lanza originario di Palazzolo che divenne parroco nel
1803.
Il pittore non rappresenta la tradizionale iconografia, proprio perché di
Palazzolo, infatti conosce il secondo martirio del Santo, e lo rappresenta
nella fase terminale.
Di rimando, accanto alla figura del santo vi sono a terra le frecce e la
faretra, mentre il corpo del Martire viene presentato con le ferite guarite
.
Nella parte superiore al centro campeggia l'Immacolata Concezione, la
Patrona dei siciliani, alla sua destra la vergine Martire Lucia, patrona di
Siracusa, alla sinistra San Nicola da Tolentino, protettore delle donne
partorienti.
Carmelo Ferraro
San Sebastiano,
Considerato terzo fra i sette difensori della Chiesa nella catalogazione di Gregorio Magno, compatrono di Roma dopo Pietro e Paolo, Sebastiano, soldato e martire di Cristo, figura affascinante nella storia e nella leggenda, ritorna nell’arte con incredibile frequenza. La copiosità delle immagini è alimentata dal terrore per la peste, contro cui viene invocato quale protettore. Il timore del male contagioso, flagello che in antico ricorre con incredibile periodicità, determina la scelta di un intercessore che quale avvocato implori l’immunità o la cessazione del male, ritenuto dalla credenza popolare un segno della collera celeste oppure un castigo imposto al mondo per le sue colpe.
Il culto di Sebastiano protettore dalla peste, si evidenzia nella iconografia, che si presenta di così impressionante vastità da potersi affermare, pur nei limiti della generalizzazione, che la maggior parte degli artisti, specie nel Rinascimento, almeno una volta esalta il Santo. La diversità di ideali e di pensieri informatori genera ovviamente nelle raffigurazioni la diversità del carattere e dei tratti fisionomici attribuiti al martire, inoltre contrasti si verificano nella rappresentazione delle scene della vita in relazione alla diversità della "passio" e delle leggende seguite nell’evocazione. Sebastiano pertanto viene rappresentato giovane o vecchio, imberbe o barbuto, gracile od atletico; le sue vesti sono quelle di un gentile cavaliere o di un rude soldato, di un garbato paggio o di un aristocratico ufficiale; nella persecuzione si rivela come un martire paziente o sconvolto dal dolore, astratto o terribile, suadente o minaccioso"
Cannatà Pietro,
" Sebastiano ,
santo martire di Roma. IV iconografia "
pag. 790
in "Bibliotheca Sanctorum", vol. IX, Roma 1968"
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