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Nel
vento vola, degli Iblei , l'uomo-uccello di minuscola fattura,librandosi
nell'aria con dolcezza. Insegna con il vento la sua via: vento freddo
che dissecca i vari rumori, vento largo che conduce sempre in alto,
vento amico che matura fior di luce.
Continua a volare come allora, come sempre -
l'oblio non tocca i poeti -
l'uomo alato. U rogghiu
della Torre lo sostiene. In alto
si diffonde il suo richiamo. Nel cielosi rapprende la memoria: nel cielo
azzurro degli Akrai, dove para l'amica tramontana del vulcano, che tocca
sibilando le note malinconiche dell'anima. Sono note struggenti senza
fine, sono voci cristalline che rampollano nel tempo; ruggiti son
furenti di leoni. In
grazia di di Dio,
un leone, con agnelli e con puledri, del matto uomo alato che la casa di
Icaro innalzò, coltiva ancora oggi la sua pazzia di bussare fortemente
alle coscienze sonnolenti dei potenti e di parlare sussurrando ai cuori
dei fanciulli che vivono nutriti alla memoria tenera dei padri. Rinasce
col Natale l'estro antico; torna un mondo che mai era partito: non già
museo d'ombre, teatro semmai della memoria viva. nel bimbo torna la
vita.
Magnus
ab integro saeclorum nascitur ordo;
iam redit et Virgo, redeunt Saturia regna,
iam nova progenies caelo demittitur alto.
Miraclo di carta, legno, ferro, gesso, creta e terre colorate alla
natura; prodigio coniugato della mente e delle mani piegate alla
sapienza secolare. L'orologio della torre batte il tempo. Un mondo
risorge di figure pien di vita. Scorre il sangue nelle vene. Si anima il
presepio di Akrai. La terracotta calatina si risolve in carne viva degli
Iblei. S'illumina di vita. Nasce per tutti il Dio fatto bambino. Salva
la memoria e salva noi. Prende forma l'universo contadino. La lunga
teoria si dipana. Giuge primo, dalla vera croce, stanco come Ripa. Poi
viene Peppe Caligiore dall'Aguglia, seguito dalle zie Peppina e Marietta.
C'è Bannera con Paolo Cannuni, Uottoiorna, Maciuni e Carpinteri. In
grazia di Dio ci sono tutti i padri antichi. Nessuno manca alla chiamata
sutto
Rogghju.
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Spenta la sete alla fontana viva del pian della Matrice, vanno tutti e
quattro venti del piccolo Palazzo. Fontanagrande e Castelvecchio si
muovono alla vita.
Spunta Antonello sulla mula dall'orto all'Annunziata; Laurana lascia
l'altura bella dell'Immacolata.Con loro si ripopola il cammino.
S'accendono i lumi nelle case e nei tuguri. Brilla l'oro nei
palazzi.Il forno riaccende la sua legna, la spola va e viene sul
telaio,
risuona ardita l'incudine dei mastri
Chicchiriddi,
giocano i carusi
a vacca scinni e
ncravacca.
I balconi affidan fiori ai ferri battuti nell'intreccio di barocco e di
liberty degli emigrati che solo qui da tutto il mondo si condensa.
Portali, archi e scalinate danno luogo e consistenza a movimenti umani
senza posa. L'oste mesce il vino per buon sangue, la lavandaia batte i
panni al lavatoio, un uomo canta sulla via di casa; son giunti già i
nipoti d'Australia e di Toronto. I lampioni fanno luce ai
basolati, il
muschio profuma le pareti nella notte, un bimbo dorme alla zara.
Il calesse torna alla dimora degli spiriti, sotto la malia
dell'orologio. E lì Vito D'Aquino muove ancora la mola del
frantoio, che rimise in sesto col sudor delle sue mani.Ogni cosa è al
suo posto come prima. La memoria si è fusa con la vita. Palazzolo
di Akrai vive intatta. Malgrado tutto s'è compiuta ancora oggi la
magia, sotto le penne d'Icaro,
in grazia
di Dio, per mano,
mente e cuore d'un Leone.
Sebastiano
Burgaretta
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N
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In
uno scrigno di tre, quattro metri quadrati è racchiuso il divino
mistero della Natività e l'affascinante storia di Akrai
di
NELLO BLANCATO
PALAZZOLO.
"Le antichità
di Acre scoperte, descritte ed illustrate dal barone G. Iudica": è
l'opera pubblicata nel 1819 dal grande mecenate palazzolese appassionato
di archeologia. Ebbene, Giovanni Leone per questo Natale è andato a
collocare la sua Natività tra quei vetusti ruderi restituiti alla luce
dallo Iudica, proprio sotto l'Aphrodision, luogo sacro agli Acrensi
veneratori, là dove più forte soffiano i gelidi venti aquilonari.
Questo
sito, che è il più elevato di tutto l'altipiano acrense, punto
d'incontro tra cielo e terra, diventa
anche punto d'incontro della fine e dell'inizio, della morte con
la vita. Sì perchè Gesù nasce nell'ombelico dell'acropoli,
nell'"omphalos", luogo sacro per eccellenza, dove per
trasposizione ora albergano le greche cave usate come ipogei dagli
antichi cristiani. E allora, lungi dall'essere dissacratoria o profana,
questa scelta è in linea con il simbolismo cristiano che mai dissocia
la vita dalla morte, intesa, quest'ultima, come dies natalis,
giorno di nascita alla vita eterna e ritorno al padre.
Anche
il tempo sacro, quello delle feste cicliche (in questa fattispecie il
Natale) è un ritorno, un tempo circolare che chiude un ciclo e ne apre
un altro, come circolare è lo spazio presepiale rappresentato da Leone:
in uno scrigno di tre, quattro metri quadrati è racchiuso il divino
mistero della Natività e l'affascinante storia di Akrai.
Proprio
così: l'ultima creatura del presepista palazzolese, che fa da scenario
all'Evento, altro non è che un mirabile compendio della zona
archeologica di Palazzolo che, come per malìa, si immerge, e si sublima
ancora, in una atmosfera di primigenia sacralità.
Giovanni,
come ti è venuta l'idea, chi ti ha ispirato?
"Era
da tanto che ci pensavo. La mia opera, oltre ad una celebrazione del
Natale, vuole essere anche un omaggio a Gabriele Judica che con le sue
eccezionali scoperte ha "rifondato" Akrai e Palazzolo nello
stesso tempo. Il "pastore" seduto sui conci dell'Intagliata è
proprio lui, il "Regio custode delle antichità del Val di
Noto", intento allo studio e alla vigilia dei "suoi"
scavi. Nel rispetto e nella continuità di questo mio
filone ho già in mente il progetto del mio presepe '99 che andrà
a completare il trittico dedicato ai siti e alle architetture più
significative del nostro paese".
Ci
sono delle affinità con il presepe dell'anno scorso?
"Solo
dal punto di vista della tecnica e dei materiali usati, che sono
materiali poveri: creta, carta, cartone, colla, gesso, colori a terra,
materiali di risulta, fondi di caffè, ma anche schegge di legno e
polistirolo.
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Dal
punto di vista paesaggistico pochissime. Questo è un paesaggio
massiccio, geomorfologicamente diverso, costituito da calcari bianchi
miocenici, velati di grigio, muschiati. Questa velatura
"naturale", questa patina del tempo, l'ho ottenuta provando e
riprovando, miscelando e rimiscelando "terre" e altro fino a
quando ho azzeccato, a mio parere, la formula e la mano giusta.
Nel
contesto ho inserito uno squarcio dell'habitat rurale di contrada
Nicastro (la chiesa, il baglio, la torre) proprio per
"rompere" un paesaggio che a prima vista poteva apparire
uniforme e monotono".
Quali
sono i siti e i monumenti archeologici ricostruiti?
Il
teatro al completo: koilon, orchestra, scena, i silos bizantini; il
bouleuterion, il pozzo degli Osservanti, la strada greco romana passante
per l'agorà, la neviera, il tempio circolare, il tempio di Afrodite,
l'Intagliata e l'Intagliatella con le grotte sepolcrali, con gli incavi
votivi, con le finestre a squame di pesce, con il bassorilievo figurato,
l'edicola votiva del Santicello, il Santicello, e poi per trasposizione
(ma anche altri siti sono stati trasposti per motivi di ordine pratico)
a Nord del Teatro i Santoni, le dodici sculture rupestri dedicate alla
Magna Mater. E' questo un percorso semicircolare illuminato da torce, un
itinerario "sacro" dedicato alla dea della fecondità,
intensamente venerata dagli Acrensi".
In
quale tempo storico è collocata questa rappresentazione?
"Il
periodo è tra l'800 e il 900. I pastori di creta, alti 5 cm, sono del pasturaru
calatino Salvatore Raimondo, lo stesso che ha plasmato i personaggi del
mio presepe '97. Sono circa una quarantina e sono stati progettati per
questo lavoro; alcuni sono veramente insoliti per il tipo di lavoro che
svolgono e per le posture fatte assumere dall'artista. Gli interni,
curati nei minimi particolari, sono arredati con i mobili e le
masserizie della gente iblea, in una casa ri stari c'è persino
la naca a-bbuolu.
Di
quali movimenti ed effetti speciali è dotato il presepe?
Sono
tanti, il presepe stesso è tutto un "effetto speciale". C'è
ad esempio la "siènia" (noria, bindolo) l'antica macchina a
forza animale (in questo caso un asino) per tirare acqua dal pozzo,
costituita da secchie unite a catena con movimento circolare. Ecco,
questo è un esempio della importante valenza didattica e culturale di
questo presepe. I ragazzi, i giovani, dove mai hanno visto una
"macchina" del genere? Questo presepe, nel suo insieme, è un
recupero della memoria della civiltà acrense-palazzolese. Poi c'è il
fuoco scoppiettante nella grotta della Natività, nella casa ri
massaria, le cascate nei pressi del teatro a conferma delle numerose
sorgenti presenti sull'Acremonte che servivano per l'approvvigionamento
idrico del sito abitativo".
Hai
pensato ad un particolare tipo di illuminazione?
L'illuminazione
degli ambienti è data dalle lumere, da lumi e torce. A livello
di luce indiretta il presepe è dotato di lampade di Wood miscelate con
altre fonti luminose che danno al paesaggio un aspetto notturno, da luna
piena. Questo settore così importante e delicato è stato affidato alla
competenza e alla bravura di Giovanni Scirpo".
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